Una cosa piccola. (1/2)

Ora che mi sono vestita di verde pois colorati, mi sento ancora peggio.

Le mie gambine sono salite sul tavolo, altissimo e il mio cuore è salito in gola.

Tre parole, un battito di mani e l’inchino finale. Sono pronta, tra poco tocca a me, ci sono anche gli zii seduti là, davanti devo farcela.

F. vestita da Maria è bellissima, mamma dice che è molto brava, ma deve dire così tante parole che, a pensarci, mi aumenta il capogiro.

Un’ora, un’ora lunghissima, la testa ha ripetuto settantatre volte la mia frase, lo stomaco mi fa i balletti e ho l’impressione che il tavolo si stia alzando.

M. ha parlato, ecco tocca a me.

La luce del faro, ora girato su di me, mi fa bruciare gli occhi,

gli chiudo e velocissima ripeto la preghierina, batto le mani e mi inchino.

 Mi cade la stella che avevo in testa, le mi guance sono rosso vivo e M. mi chiama Heidi.

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A casa mi dicono che l’albero ha un ruolo importante, è un simbolo del Natale, e io, nel mio ruolo così importante ero stata brava anche se non si era capito bene ciò che dicevo.

Io odio fare l’albero, le recite ed essere chiamata Heidi. Odio anche il panettone ripieno di canditi che mia mamma sta portando a tavola.

Scorgo dalla borsa di zia un pacco arancione, gigante. Sì, Babbo Natale è passato prima da lei, che vive in centro e ha portato un negalo per me.

Mi affretto a scartarlo e solo alla vista del simbolo della Barbie mi si scalda il cuore.

Apro con foga e Barbie cavallerizza con tanto di cavallo bianco è finalmente mia.

Dalla cucina arrivano le urla di mamma che non vuole che i regali si aprano prima del 25, rimetto così veloce la carta arancione e corro di là.

Sono felice, domani faremo tante cavalcate.

Natale 1994.

Il Natale è Barbie e cassette Disney, la famiglia che gioca con me, 

recite panettoni, imbarazzo e  pigiami inutili.

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Oggi, l’albero non lo faccio. O per lo meno non lo faccio grande, né pieno di pois colorati. Il mio albero, non rappresenta una recita né lo vuole ricordare.

Il mio albero è semplice.

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Oggi diffido dai Natali con troppe luci ed enormi famiglie felici, dai Natali teatrali.

Il Natale reale è una cosa piccola.

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Non cucino spesso, né guardo Masterchef per ispirarmi.

Cucino biscotti a Natale con pochi ingredienti e maschero, ispirata da blog salva vita, il sapore bianco nero con decori colorati.

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Natale è creare i regali e gli addobbi.

E’ il FaiDaChinà con l’uso di fogli di legno tagliati, fogliame e candele.

Buttarsi nella neve e raccogliere rami di pino.

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Bere cioccolate calde, accendere il camino dei miei genitori, fare lunghe telefonate e cene ridondanti.

Il Natale è cenare e ingrassare, cassette Disney, la famiglia che si è fusa con gli amici, FaidaChinà, dolci colorati e pigiami utili.

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. . . Segue Parte II


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